Ha collaborato Beatrice ●
Ci sono momenti che, anche se brevi, restano impressi nella memoria come fotografie luminose. Il giorno della premiazione degli alunni meritevoli della scuola secondaria di primo grado “Antonio Gramsci” di Lodi Vecchio è stato uno di quelli. Non solo per la gioia di ricevere una borsa di studio e il “Diploma al Merito”, ma soprattutto per l’emozione di tornare, da ex alunna, nei corridoi che per tre anni sono stati la mia seconda casa.
Quando ho frequentato la Gramsci, l’ho fatto con entusiasmo e curiosità. Ricordo ancora i primi giorni, quando tutto sembrava enorme e un po’ spaventoso, e poi, pian piano, le aule sono diventate luoghi familiari, pieni di risate, appunti e amicizie. Ho avuto la fortuna di incontrare professori che non si sono limitati a insegnare le materie, ma mi hanno trasmesso il gusto di imparare e la fiducia nelle mie capacità.
In quegli anni, la scuola mi ha dato tanto: lezioni che andavano oltre i libri, occasioni di confronto e crescita personale, e soprattutto la possibilità di mettermi alla prova in attività extrascolastiche. Ho partecipato ai Giochi Matematici, ai Giochi Sportivi Studenteschi e ai laboratori artistici — esperienze che mi hanno insegnato che l’impegno può anche essere divertente e condiviso. Ogni volta che raggiungevo un piccolo traguardo, capivo un po’ di più quanto fosse importante non arrendersi e credere in se stessi.
Il giorno della premiazione, quando sono tornata per ritirare la mia borsa di studio, ho provato una sensazione strana ma bellissima: un misto di nostalgia, orgoglio e gratitudine. Vedere i professori che mi avevano accompagnato in quel percorso — qualcuno con lo stesso sorriso di allora — mi ha fatto capire che, in fondo, una parte di me è ancora legata a quella scuola.
Quando mi hanno chiamata sul palco e mi hanno consegnato il diploma al merito, ho ripensato a tutte le mattine passate a studiare, alle verifiche difficili, alle risate con i compagni e anche agli errori che mi hanno insegnato qualcosa. Ricevere quel riconoscimento è stato come vedere raccolti in un unico gesto tutti i miei sforzi, ma anche quelli dei miei insegnanti e della mia famiglia.
Oggi frequento la scuola superiore, un nuovo capitolo pieno di sfide, ma so che le basi di ciò che sono oggi sono nate proprio lì, alla Gramsci. A chi sta vivendo quegli anni vorrei dire di non avere paura di impegnarsi: a volte la fatica sembra tanta, ma arriva sempre il momento in cui tutto quel lavoro torna indietro come una ricompensa.
Ringrazio ancora la scuola “Antonio Gramsci” per aver creduto in me e per avermi fatto scoprire che lo studio può essere una porta aperta sul mondo. Tornare per la premiazione è stato come chiudere un cerchio — e allo stesso tempo aprirne un altro, con la stessa voglia di crescere che ho imparato proprio lì.
