di C. ●
Quando siamo entrati in aula per l’incontro con la psicologa non pensavamo che quelle due ore ci avrebbero fatto riflettere così tanto. Il tema era la violenza di genere, ma non nel modo che ci aspettavamo: non solo fatti estremi, bensì quei piccoli comportamenti che spesso sembrano normali e invece possono essere campanelli d’allarme.
La dottoressa ci ha fatto molte domande: “Se qualcuno controlla il telefono del partner?”, “Se critica sempre come si veste?”, “Se è troppo geloso?”, “Se decide come devono essere spesi i soldi o cerca di isolare l’altra persona dagli amici?”. All’inizio qualcuno di noi pensava che fossero cose comuni, magari solo segni di affetto o preoccupazione. Invece abbiamo capito che questi atteggiamenti, se diventano ossessivi, sono segnali di pericolo.
Questo incontro è stato importante soprattutto per noi ragazzi, perché ci ha aiutato a capire fino a che punto non bisogna mai spingersi. La violenza può colpire chiunque, anche i maschi, ma se un ragazzo si accorge di essere troppo controllante o geloso deve fermarsi e cambiare. A me ha colpito molto scoprire che chiedere continuamente dove si è o pretendere di sapere tutto non è amore, ma una forma di controllo.
Ora so che se un giorno mi accorgessi di comportarmi così, o se vedessi le persone allontanarsi da me, dovrei chiedermi cosa sto sbagliando. Tutta la classe ha seguito con attenzione e si è parlato tanto. È stato un incontro che ci ha lasciato qualcosa dentro: la voglia di costruire relazioni basate sul rispetto, non sulla paura.
Altri momenti dell'interessante incontro a cura del Centro antiviolenza




