di Katia e Giulia (3^D) -
Ci sono incontri che non si dimenticano facilmente, soprattutto quando ti fanno riflettere su ciò che spesso diamo per scontato: la libertà, i diritti, la pace. È proprio quello che è successo a noi ragazzi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado "Antonio Gramsci" di Lodi Vecchio, quando abbiamo avuto l’onore di incontrare Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli Cervi, partigiani antifascisti, fucilati il 28 dicembre del 1943 per aver lottato contro il regime nazifascista.
L’incontro si è svolto il 7 aprile, alla presenza delle associazioni ANPI, ARCI e del Comune di Lodi Vecchio. Fin dal suo arrivo, Adelmo ha portato con sé un'energia particolare: schietto, diretto ma anche caloroso e paterno, ha saputo parlare a noi giovani in modo sincero, senza giri di parole. Lo abbiamo accolto con un canto simbolico e toccante, La pianura dei sette fratelli, che ha creato subito un’atmosfera intensa e carica di emozione.
Adelmo ci ha raccontato la storia della sua famiglia, intrecciata profondamente con quella dell’Italia intera. Ci ha parlato del sacrificio dei suoi "sette padri", come li chiama nel titolo del suo libro, I miei sette padri, che ci ha anche presentato. Quel libro non è solo un racconto di guerra e Resistenza, ma un viaggio nella memoria e nei valori che ancora oggi devono guidarci: giustizia, solidarietà, libertà.
Durante il dialogo, che per qualcuno è sembrato un po’ lungo ma sicuramente ricco, abbiamo capito quanto fosse importante ascoltare la voce di chi ha ereditato una storia così forte. Non solo per conoscere il passato, ma per sentirci parte attiva del presente e del futuro. I diritti di cui oggi godiamo non sono nati per caso: sono il frutto delle lotte e del coraggio di chi ha creduto in un’Italia libera e democratica.
L’incontro con Adelmo Cervi è stato un'esperienza che ci ha lasciato molto più di qualche nozione storica: ci ha toccato nel profondo, ci ha fatto riflettere e ci ha ricordato che ogni giorno possiamo scegliere da che parte stare. La memoria non è polvere del passato, ma seme del futuro.



