Dicembre 8, 2025
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di Roberta ●

Ciao a tutti!
Questo testo nasce come riflessione personale su un fatto di attualità di cui abbiamo parlato anche a scuola. L’argomento riguarda la guerra tra Israele e Gaza e uno sciopero del pubblico impiego indetto per il 3 ottobre, a cui hanno partecipato anche alcuni dei nostri insegnanti. Ho deciso di scriverne perché credo che, come studenti, sia importante parlare di pace, di dialogo e di come ognuno di noi possa contribuire a un mondo più giusto.

La nostra scuola ha offerto la possibilità di stare a casa ai docenti come forma di protesta. Questa scelta ha lasciato perplessi molti studenti, me compresa, e per questo mi sono chiesta: “Ha davvero senso restare a casa per protestare contro una guerra? E soprattutto, cambierebbe qualcosa per le persone che stanno soffrendo in questo conflitto se qualche insegnante non venisse a scuola?”.

Secondo me la risposta è no. Anche se lo sciopero è stato fatto con una buona intenzione, per mostrare solidarietà verso le vittime, saltare la scuola senza fare altro può risultare un gesto vuoto, che non porta a una vera consapevolezza. La guerra è una cosa seria, che causa migliaia di morti e tanta sofferenza. Non può essere ricordata con un’assenza, ma con azioni più concrete e coinvolgenti.

Per esempio, si potrebbero dedicare delle ore di lezione a spiegare ciò che sta accadendo, oppure vivere insieme un momento di silenzio consapevole, organizzare una raccolta fondi per aiutare le vittime, realizzare cartelloni o disegni sul tema della pace da appendere nei corridoi, o anche organizzare un dibattito tra studenti per confrontarsi e farsi domande. Tutte queste attività sarebbero molto più educative e ci lascerebbero davvero qualcosa dentro, invece di una semplice assenza.

Tra Israele e Gaza c’è sempre stata tensione, ma negli ultimi mesi la situazione è peggiorata. Tutto è iniziato il 7 ottobre 2023, quando Hamas ha lanciato un attacco a sorpresa contro Israele, causando centinaia di morti e feriti. La risposta israeliana è stata immediata e durissima, con attacchi aerei, operazioni di terra e un assedio totale sulla Striscia di Gaza. Milioni di civili si sono trovati in condizioni disperate: città distrutte, mancanza di cibo, acqua e cure mediche.

A gennaio 2025 c’è stata una tregua temporanea che aveva fatto sperare in una possibile fine delle ostilità, ma quella speranza è durata poco. I combattimenti sono ripresi con ancora più forza, e la situazione resta gravissima. Il 24 giugno 2025 c’è stata una nuova svolta: il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Truth Social di aver raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di 12 ore. Nelle ore successive, però, Israele e Hamas si sono accusati a vicenda di aver violato la tregua. Sempre nella stessa giornata, la Repubblica Islamica ha dichiarato la fine del conflitto, confermata poco dopo da Trump anche sui social.

Grazie per aver letto fin qui! Spero che questa riflessione ci aiuti a capire che la pace non è qualcosa di lontano, ma un valore che possiamo costruire ogni giorno, anche nel nostro modo di pensare, di parlare e di stare insieme a scuola.

In evidenza, il disegno vincitrice del concorso “Un poster per la pace” 2024 fatto nella nostra scuola. L’autore è Ibrahim Retaj

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